La responsabilità del provider deve essere distinta secondo la diversa funzionalità del motore di ricerca, che sostanzialmente si divide tra:

caching provider” – raccolta di dati esterni in un’area di allocazione temporanea, la cache, al fine di accelerare la navigazione in rete -in questo caso esistono solo le copie dei siti che ha memorizzato sui propri server e che
non sono direttamente accessibili a terzi, nonché per la messa a disposizione dei link alla pagine così memorizzate – “hosting provider“- nel cui server vengono ospitati i siti web e all’interno del quale sono visibili ed accessibili gli “snippet” – i codici sorgente di ricerca –  mostrati agli utenti all’interno della propria SERP (search engine results page).

Tale distinzione si rende necessaria al fine di delineare la percentuale di responsabilità del provider, laddove si origini una richiesta di rimozione dei dati personali,e la conseguente illiceità delle stesse informazioni presenti sul server ospitante.

La pronuncia della Corte Europea di Giustizia nel procedimento C-324/09, definisce le“circostanze che rendono manifesta l’illiceità di informazioni ospitate sui server” e cioè: “sono contemplate,  la situazione in cui il gestore di un mercato online scopre l’esistenza di un’attività o di un’informazione illecita a seguito di un esame effettuato di propria iniziativa, nonché la situazione in cui gli sia notificata l’esistenza di un’attività o di un’informazione siffatte”.
Precisa così la Corte “in questo secondo caso, pur se, certamente, una notifica non può automaticamente far venire meno il beneficio dell’esonero dalla responsabilità previsto all’art. 14 della direttiva 2000/31 – stante il fatto che notifiche relative ad attività o informazioni che si asseriscono illecite possono rivelarsi insufficientemente precise e dimostrate – resta pur sempre fatto che essa costituisce, di norma, un elemento di cui il Giudice nazionale deve tener conto per valutare, alla luce delle informazioni così trasmesse al gestore, l’effettività della conoscenza da parte di quest’ultimo di fatti o circostanze illecite”.

Se ne trae il principio secondo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il ricevimento di una mera diffida non fa venire meno il beneficio di esclusione della responsabilità; l’hosting provider continuerà perciò a godere dell’esenzione prevista dalla normativa. L’invio di una lettera di diffida, precisa la Corte, potrà essere un elemento del quale il Giudice potrà tenere conto al fine di valutare l’effettiva conoscenza della illiceità di un contenuto, alla luce delle informazioni in essa contenuta.

La responsabilità del provider quale hosting, rileva allorquando si è resa manifesta l’illiceità delle informazioni , ospitate sui propri server, che possono essere state indicate o direttamente dal soggetto titolare dei dati personali, o dall’autorità giudiziaria che, impone l’obbligo al provider di rimuovere il dato sensibile, definito e specificato in ogni suo elemento identificativo ed identificante.

Google invece ha interpretato, la pronuncia effettuando un distinguo preciso tra i servizi di hosting, i quali vengono dallo stesso motore di ricerca, ad essere qualificati come meri conduttori o alternativamente come caching provider in ragione delle differenze tecniche tra i servizi forniti,datale interpretazione ne deriva un diverso grado di responsabilità dell’hosting provider rispetto al caching provider,  subordinata ad una serie di condizioni, tra le quali appare rilevante come l’hosting provider sia a  conoscenza dell’evidente illiceità del contenuto ospitato; tale circostanza non è espressamente contemplata per quanto riguarda la responsabilità del caching provider, il quale diviene responsabile qualora abbia conoscenza di una specifica richiesta di rimozione dell’autorità e non proceda in tal senso. In pratica per l’esercizio del diritto dell’oblio e la conseguente responsabilità del soggetto che deve essere tenuto al risarcimento del danno, occorre preliminarmente esaminare in quale configurazione è definito il motore di ricerca.