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Il diritto di cronaca si scontra con il limite temporale dell’interesse pubblico, rilevante pronuncia della Corte di Cassazione con sentenza n.13161 /16 a conferma della decisione del Tribunale di Chieti, sez. Ortona.
Di seguito la massima:
“La facile accessibilità e consultabilità dell’articolo giornalistico, molto più dei quotidiani cartacei tenuto conto dell’ampia diffusione locale del giornale online, consente di ritenere che dalla data di pubblicazione fino a quella della diffida stragiudiziale sia trascorso sufficiente tempo perché le notizie divulgate con lo stesso potessero soddisfare gli interessi pubblici sottesi al diritto di cronaca giornalistica, e che quindi, almeno dalla data di ricezione della diffida, il trattamento di quei dati non poteva più avvenire…”.
La pronuncia si origina dalla vicenda che ha coinvolto i proprietari di un ristorante, rivoltosi al Tribunale di Ortona, al fine di chiedere la cancellazione dai motori di ricerca di ogni loro riferimento personale, dall’archivio online di un quotidiano locale abruzzese, relativamente ad un giudizio penale non ancora terminato.
Secondo stabilito dal Tribunale di Ortona, il limite temporale per il diritto di cronaca è pari a due anni e mezzo dall’inizio dell’accadimento dei fatti, pertanto la permanenza della notizia on line, non era più sottesa al diritto di cronaca , considerando la diffusione immediata e la visibilit
A due anni e mezzo dai fatti oggetto dell’articolo, i proprietari del ristorante avevano ritenuto che il diritto di cronaca, da solo, non bastasse più a giustificare la permanenza online di quell’articolo che comprometteva la loro reputazione e l’immagine del loro ristorante.
Prima di adire l’autorità Giudiziaria , i ristoratori avevano già informalmente chiesto al quotidiano on line di eliminare l’articolo di cronaca, che li coinvolgeva, ricevendo un rifiuto in ordine all’interesse pubblico della notizia, il ricorso avanti al Tribunale si rese quindi inevitabile.
L’editore, però, durante nell’attesa della pronuncia del Tribunale , decise autonomamente di rimuovere la pagina, e pertanto il giudizio non potendo imporre l’eliminazione del pezzo ormai non più visibile, condannò la testata giornalistica al risarcimento dei danni arrecati, motivando il ristoro dell’immagine compromessa dalla lunga visibilità nel web, oltre alla rifusione delle spese giudiziali.
Tale motivazione giurisprudenziale risulta innovativa in merito all’immediatezza dell’accessibilità di un articolo pubblicato online, che delimita il confine temporale in due anni e mezzo, quale limite di prevalenza dell’interesse pubblico alla conoscenza della notizia rispetto al diritto alla privacy del singolo , e dell’obbligo di un giornale on line che deve limitare temporalmente la visibilità dell’informazione pubblicata.
Ne deriva la percezione come stia nascendo una linea di pensiero, in merito al diritto all’oblio che sembrerebbe iniziare a tutelare l’interesse del singolo rispetto all’interesse pubblico, interpretando il bilanciamento del diritto di cronaca con il diritto manifesto del cittadino di essere dimenticato.